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Spese di pubblicità e spese di rappresentanza: differenze e trattazione fiscale

Spese di pubblicità e spese di rappresentanza: differenze e trattazione fiscale.

Conoscere le differenze tra le spese di pubblicità e le spese di rappresentanza è fondamentale in quanto hanno una differente trattazione fiscale. In questo articolo esaminiamo i principali aspetti per poter qualificare in maniera corretta tali spese, e quindi applicare il giusto trattamento fiscale.

Spese di pubblicità.

A livello normativo non esiste una definizione di spese di pubblicità. La qualificazione di spese pubblicitarie può essere tuttavia ricava in via residuale rispetto alle spese di rappresentanza.

Le spese di pubblicità e di propaganda sono sostenute con il fine di incrementare direttamente le vendite di beni e servizi di un’azienda. Va considerato che la pubblicità non per forza deve avere ad oggetto prodotti, ma può anche riguardare un marchio, o ancora può riguardare una gamma di prodotti.

Quindi attraverso la pubblicità si diffonde un messaggio con l’obiettivo di aumentare la conoscenza di un prodotto, o di una famiglia di prodotti, o ancora di un marchio o di un’azienda, con l’obiettivo di invogliare il pubblico ad acquistare quei determinati prodotti, o ad acquistare i prodotti dell’azienda pubblicizzata.

Rientrano in questa categoria i costi sostenuti per annunci pubblicitari; acquisiti di spazi internet per pubblicizzare la propria azienda; costi connessi all’elaborazione di spot pubblicitari; o ancora i costi sostenuti per sponsorizzazioni di eventi organizzati da terzi (manifestazioni sportive, convegni, seminari, ecc…).

Deducibilità dei costi di pubblicità.

I costi di pubblicità sono integralmente deducibili, sempre qualora sia rispettato il requisito di inerenza, ovvero il costo pubblicitario sostenuto sia inerente l’attività svolta dall’impresa.

Inoltre i costi devono essere dedotti per competenza, o per cassa a seconda del regime contabile utilizzato dall’impresa. Questi oneri quindi non potranno essere capitalizzati ed ammortizzanti quali oneri pluriennali. Tuttavia va riscontrato che al verificarsi di determinate condizioni, anche tali oneri potrebbero essere capitalizzati, (ad esempio in operazioni di ristrutturazione aziendale, o di startup).

Spese di rappresentanza.

Le spese di rappresentanza si distinguono da quelle di pubblicità in quanto hanno come obiettivo il miglioramento dell’immagine dell’azienda, o della percezione che il pubblico ha verso un’azienda o un marchio. Quindi sostanzialmente non sono costi sostenuti per aumentare direttamente le vendite di prodotti connessi ad un’azienda o ad uno specifico marchio.

Possono essere identificate le caratteristiche alla base delle spese di rappresentanza come segue.

  1.  gratuità: alle spese sostenute per rappresentanza manca un corrispettivo percepito dall’azienda, o un obbligo di fare o di dare, assunto da parte dei destinatari di tali spese.
  2. Finalità promozionali o di pubbliche relazioni: come detto tali spese hanno il fine di migliorare l’immagine, o la percezione e l’apprezzamento del pubblico nei confronti dell’azienda o del marchio.
  3. Ragionevolezza e coerenza: devono essere coerenti con la dimensione aziendale o con il settore di appartenenza.

Deducibilità delle spese di rappresentanza.

La distinzione tra spese pubblicitarie e di rappresentanza è importante, in quanto come anticipato, hanno un differente trattamento fiscale. Le spese di rappresentanza sono soggette ad una normativa antielusiva, e per questo hanno dei limiti di deducibilità.

L’articolo 108 comma 2 del TUIR stabilisce che Le spese di rappresentanza sono deducibili nel periodo di imposta di sostenimento se rispondenti ai requisiti di inerenza stabiliti con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, anche in funzione della natura e della destinazione delle stesse.

Le spese del periodo precedente sono commisurate all’ammontare dei ricavi e proventi della gestione caratteristica dell’impresa risultanti dalla dichiarazione dei redditi relativa allo stesso periodo in misura pari:

a) all’1,5 per cento dei ricavi e altri proventi fino a euro 10 milioni;

b) allo 0,6 per cento dei ricavi e altri proventi per la parte eccedente euro 10 milioni e fino a 50 milioni;

c) allo 0,4 per cento dei ricavi e altri proventi per la parte eccedente euro 50 milioni. Sono comunque deducibili le spese relative a beni distribuiti gratuitamente di valore unitario non superiore a euro 50.

Rispetto alla previgente normativa, dal 2017, è stato eliminato il limite del 75% di deducibilità delle spese di rappresentanza. Ad oggi quindi trova applicazione il limite commisurato ai ricavi, sempre che la spesa di rappresentanza sia inerente l’attività esercitata.

Tipologie di spese di rappresentanza.

Possono essere qualificate quale spese di rappresentanza, sempre nel rispetto del principio di inerenza:

  • Spese per viaggi turistici in occasione dei quali siano programmate attività promozionali;
  • Organizzazione di convegni e seminari in proprio, senza il pagamento di alcuna tariffa da parte del pubblico partecipante, o senza la vendita di beni e servizi da parte dell’azienda. Qualora gli eventi siano organizzati da terzi, e si sponsorizzino tali eventi, il costo potrà essere qualificato quale costo di pubblicità.
  • Organizzazione di eventi aziendali per celebrazioni e ricorrenze: quali ad esempio eventi per l’inaugurazione di nuove sedi e uffici, o per la celebrazione di ricorrenze aziendali;
  • Partecipazione a fiere e congressi ai quali sono ammessi a partecipare una generalità di soggetti.

Spese escluse dalla pubblicità e rappresentanza

Non costituiscono spese di rappresentanza le così dette spese di ospitalità. Quindi non potranno essere dedotti i costi relativi ad esempio all’ospitalità fornita a clienti o potenziali clienti dell’impresa .

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