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Fiscalità degli Expats

Fiscalità degli Expats

In questo articolo denominato “fiscalità degli expats”, facciamo un breve riassunto delle principali informazioni, di natura fiscale, che un expat deve avere. Quanto riportato in questo articolo è disponibile nella sezione Fiscalità Internazionale. Inoltre è possibile consultare le F.A.Q. disponibili su 1firstclass.com. Se si hanno domande specifiche si può inviare un’email a marino@consulenzamarino.it, alla quale risponderà Raffaele Marino Dottore Commercialista.

Fiscalità degli expat: cambio residenza fiscale

Il principale aspetto per comprendere la trattazione dei redditi degli Expat, è quello relativo alla residenza fiscale. Infatti, è proprio la residenza fiscale a determinare come i redditi saranno trattati. Se infatti manterremo la residenza fiscale in Italia, tutti i redditi che conseguiamo a livello mondiale saranno tassati in Italia. Ciò non esclude poi, che eventuali redditi conseguiti all’estero siano tassati anche nel Paese nel quale li abbiamo conseguiti (ciò vale a dire che i redditi sono tassati alla fonte, cioè nello stato in cui sono prodotti).

Nel caso in cui quindi, manteniamo la residenza fiscale in Italia, e conseguiamo dei redditi all’estero, nella maggior parte dei casi dovremo tassare i redditi sia nello Stato nel quale sono conseguiti (tassazione alla fonte), sia in Italia (Stato in cui abbiamo la residenza fiscale). In questi casi però, al fine di evitare una doppia tassazione, in Italia sarà riconosciuto all’expat un credito di imposta, proporzionale alle imposte pagate all’estero (Stato della Fonte).

Come perdere la residenza fiscale italiana

Al fine di “perdere” la residenza fiscale in Italia, non è sufficiente che l’expat si trasferisca in un altro Stato, ma occorre anche procedere con l’iscrizione all’AIRE. Infatti senza iscrizione all’AIRE, il cittadino Italiano mantiene la residenza fiscale in Italia. Inoltre, se l’iscrizione all’AIRE non è effettuata nei primi 183 giorni dell’anno, allora il cambio di residenza fiscale, avrà effetto dall’anno successivo.

Pertanto, qualora vogliamo perdere la residenza fiscale in Italia nell’anno in corso, dovremo iscriverci all’AIRE entro il 2 luglio. Se l’iscrizione avviene dopo il 2 luglio, per l’anno in corso siamo fiscalmente residenti in Italia. Ciò significa che dovremo adempiere alle obbligazioni tributarie italiane, anche se siamo expats.

Requisiti sostanziali per perdere la residenza fiscale Italiana

Come specificato meglio nell’articolo “Fiscalità internazionale: quali condizioni determinano la residenza fiscale in Italia'”, l’iscrizione all’AIRE può non essere sufficiente per perdere la residenza fiscale in Italia. Infatti bisognerà prestare attenzione agli aspetti sostanziali. La perdita della residenza fiscale Italiana, deve avvenire sulla base di elementi concreti, ovvero il trasferimento non poter essere considerato fittizio. Ciò significa, che ad esempio i nostri interessi economici, personali e affettivi, dovranno essere concentrati principalmente nel “nuovo” Stato di residenza fiscale. Di tutto ciò si dovrà essere in grado di fornire prova, in caso di eventuali accertamenti tributari.

Quando conviene trasferire la propria residenza fiscale all’estero

Si tratta di una valutazione che molti expats si trovano a fare. Infatti, il cambio di residenza fiscale non sempre è conveniente (o esente da rischi). Alla base della decisione ci sarà la volontà da parte dell’expat di stabilirsi all’estero in via permanente (o per un lungo periodo nell’ordine di anni).

Possiamo fare alcuni esempi. 

Se stiamo pianificando di trasferirci all’estero per esigenze temporanee, ad esempio se vogliamo vivere un’esperienza formativa, o lavorativa in un altro Stato, senza avere l’idea di stabilirci in quello Stato per un lungo periodo, allora fare il cambio di residenza fiscale risulterà sicuramente inopportuno. Infatti nel momento in cui cambiamo la residenza fiscale, saremo integralmente soggetti alle norme tributarie del nuovo Stato di residenza fiscale. In tal caso quindi sarebbe opportuno, appena effettuato il cambio di residenza fiscale, contattare un commercialista locale.

Per tali motivi, se la nostra esperienza all’estero è momentanea, allora potrebbe essere opportuno aspettare prima di cambiare la residenza fiscale.  Solo nel caso in cui la nostra esperienza all’estero si trasforma da temporanea a permanente, allora procederemo con il cambio di residenza fiscale.

E’ quindi sconsigliato trasferire la propria residenza all’estero, per motivi di studio, o di lavoro temporaneo (stage formativi, contratti a termine, o esperienze lavorative pianificate per pochi mesi fino ad 1 anno).

Diversamente nel caso in cui, già sappiamo per certo che la nostra esperienza non sarà temporanea, allora conviene procedere con l’iscrizione all’AIRE il prima possibile, e comunque entro i primi 6 mesi dell’anno.

Fiscalità degli expats: tassazione di stage all’estero e borse di studio per fini formativi

Spesso accade che si parte per uno Stato estero con l’idea di vivere un’esperienza temporanea, e poi ci si ritrova a prolungare la propria permanenza all’estero oltre il termine originariamente pianificato. Le occasioni di “espatrio temporaneo” (spesso) derivano per i giovani da stage formativi, o esperienze di studio. Fermo restando quanto detto nel paragrafo precedente, in questo paragrafo esaminiamo la tassazione delle borse di studio, o dei rimborsi spese per stage all’estero.

Le borse di studio non sono tassate, solo  qualora siano espressamente esentate dalla normativa italiana (come avviene per le borse di studio Erasmus). Eccetto  questi casi, la borsa di studio andrà dichiarata, ed eventualmente tassata.

La trattazione, secondo la fiscalità italiana, delle borse di studio e dei rimborsi spese per stage, prevede la tassazione ordinaria. Quindi queste somme dovranno essere regolarmente dichiarate al fisco italiano.

Bisogna considerare poi, qualora si sia a carico di parenti (ad esempio genitori) di verificare se si supera il limite reddituale per poter essere a carico. Al momento della stesura di questo articolo il limite è di 2840,51 euro, esteso a 4.000€ per i soggetti di età inferiore a 24 anni.

Quindi se sono superati i predetti limiti, occorrerà presentare una dichiarazione dei redditi autonoma, non permettendo le detrazioni e deduzioni per familiari a carico (a beneficio dei propri genitori dei quali si era considerati prima a carico).

Inoltre andrà verificato se tali redditi sono tassabili all’estero. Sarà importante quindi verificare la normativa estera in proposito, ed inoltre verificare se esiste una convenzione contro le doppie imposizioni tra il Paese estero e l’Italia, per inquadrare correttamente la trattazione fiscale di questi redditi.

Fiscalità degli expats per redditi conseguiti in Italia dopo il cambio della residenza fiscale

Può accadere che, anche dopo aver trasferito la propria residenza fiscale in un altro Stato, si continuino a percepire “redditi italiani”. In questi casi va fatta una valutazione precisa in ordine alla tipologia di reddito che si percepisce in Italia. Generalmente, se l’expat percepisce un reddito in Italia, anche dopo aver trasferito la propria residenza fiscale, continuerà a tassare il “reddito italiano” in Italia (tassazione alla fonte). Dovrà inoltre dichiarare tale reddito nel Paese nel quale a trasferito la residenza fiscale, il quale, generalmente, riconosce un credito di imposta per le tasse pagate in Italia.

Trasferimento della residenza fiscale, ed immobile in Italia

Quella che andiamo ad esaminare adesso è una circostanza frequente nella fiscalità degli expats.

Una circostanza frequente riguarda i casi in cui l’expat abbia un immobile in Italia. Infatti dopo aver trasferito la propria residenza fiscale all’estero, si continua ad essere proprietari dell’immobile nel quale prima si aveva la residenza, o ancora si eredita un immobile da un familiare.

In questi casi si pagherà in Italia l’IMU. Nel caso in cui l’immobile sia affittato, andrà presentata la dichiarazione dei redditi, con il pagamento dell’Irpef in Italia.

Bisognerà poi verificare come tali redditi sono trattati dalla normativa del Paese estero di residenza. Generalmente, qualora vi sia una convenzione contro le doppie imposizioni tra lo Stato estero di residenza e l’Italia, tali redditi saranno tassati anche l’estero, dove però sarà riconosciuto un credito di imposta, per le imposte pagate in Italia. Questa modalità di tassazione va sempre verificata anche alla luce della normativa interna dello Stato estero. Infatti alcuni Stati non riconoscono il credito di imposta, e ciò significherebbe doppia tassazione, mentre altri Stati accordano un’esenzione totale di tali redditi.

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