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F.A.Q. Expat

In questa sede ho riportato alcune delle domande domande fiscalità frequenti poste dagli Expat o da persone che stanno pianificando di lasciare l’Italia. La fiscalità degli Expat è un aspetto molto importante, in quanto qualora il trasferimento all’estero non sia pianificato in maniera corretta si corre il rischio di subire sanzioni da parte dell’Amministrazione Finanziaria italiana.

Ad ogni modo, il primo consiglio che posso dare è quello di una consulenza specifica, in quanto molte questioni andrebbero affrontate in considerazione delle specificità del caso.

Per chiunque voglia approfondire la materia, o voglia arricchire la presente sezione può inviare un email a: info@1firstclass.com (ricordatevi di mettere l”1 davanti a first class)

Frequent Asked Questions About Expat

1. Sono un cittadino straniero, ed ho la disponibilità di un’immobile in Italia, che tengo sfitto, in quanto lo utilizzo quando sono in Italia. In Italia dispongo anche di una partecipazione in una società di capitali. Questi elementi possono essere sufficienti per farmi acquisire la residenza fiscale in Italia?

La residenza fiscale in Italia è disciplinata dall’articolo 2 del TUIR il quale prevede che si considerano “Ai fini delle imposte sui redditi si considerano residenti le persone che per la maggior parte del periodo di imposta sono iscritte nelle anagrafi della popolazione residente o hanno nel territorio dello Stato il domicilio o la residenza ai sensi del codice civile”. La situazione prospettata potrebbe ricondurre il soggetto ad un domicilio in Italia, il che può portare al suo assoggettamento agli obblighi fiscali nazionali, per tutti i redditi ovunque conseguiti. Ad ogni modo andranno a valutati anche altri elementi tra cui, il luogo in cui dimora abitualmente il contribuente e la sua famiglia, il luogo ove il soggetto ha i suoi interessi primari oltre quelli economici, ed infine bisognerà prendere in considerazione anche il Paese di provenienza, o comunque il Paese in cui formalmente ha la residenza fiscale, e valutare l’esistenza di una convenzione contro le doppie imposizioni con l’Italia.

2. Ho la residenza fiscale nel mio Paese di nascita diverso dall’Italia. Attualmente vivo e lavoro in Italia. Vorrei sapere se posso mantenere la mia residenza fiscale nel mio Paese originario.

In base all’articolo 2 del TUIR i requisiti che rilevano ai fini delle imposte sui redditi, sono l’iscrizione all’anagrafe residenti in Italia, avere il domicilio o la residenza in Italia. La situazione prospettata nella domanda fa propendere per il possibile riconoscimento della residenza fiscale in Italia, in quanto può configurarsi l’esistenza di un domicilio o della residenza in Italia ai sensi dell’articolo 43 del codice civile, dovuti al fatto che il soggetto ha in Italia il proprio centro di interessi. Con l’acquisizione della residenza fiscale in Italia, il contribuente dovrà assoggettare a tassazione italiana tutti i redditi ovunque conseguiti. Ad ogni modo va anche valutato il concetto di residenza stabilito dall’ordinamento del Paese di provenienza, in quanto potrebbe accadere che per via delle differenti norme, cioè quelle italiane e quelle estere, il contribuente si trovi ad avere una doppia residenza fiscale, con conseguente rischio di doppia imposizione. Inoltre, andrà anche verificata l’esistenza di una convenzione contro le doppie imposizioni tra l’Italia ed il Paese di provenienza, al fine di poter valutare le modalità di risoluzione delle problematiche concernenti la doppia residenza fiscale.

3. Ho la residenza fiscale in Italia, e da poco mi sono trasferito all’estero per opportunità professionali. Devo pagare le tasse all’estero o in Italia?

Nel momento in cui si mantiene la residenza fiscale in Italia, il contribuente sarà tenuto ad assoggettare a tassazione italiana tutti i redditi ovunque conseguiti. Quindi i redditi conseguiti all’estero dovranno essere dichiarati in Italia al fine di poter assolvere le imposte italiane. Andranno tuttavia verificati alcuni aspetti. In primo luogo andrà verificato se esiste una convenzione contro le doppie imposizioni tra l’Italia ed il Paese estero nel quale ci si è trasferiti, e verificare come tale fattispecie è regolata tra i due Paesi. L’Italia nelle proprie convenzioni utilizza prevalentemente il Modello OCSE, il quale in tema di lavoro dipendente prevede che il reddito è tassato solo nel Paese di residenza del lavoratore ( in questo caso in Italia) solo se il lavoratore soggiorna nell’altro Stato per un periodo inferiore a 183 giorni nell’anno fiscale. In tale caso quindi i redditi saranno tassati esclusivamente in Italia. Diversamente qualora il lavoratore permanga nell’altro Paese per un periodo superiore a 183 nell’anno fiscale, dovrà adempiere agli obblighi tributari anche nel Paese estero. Successivamente i redditi dovranno essere dichiarati tassati anche in Italia, dove però il contribuente si vedrà riconosciuto un credito di imposta per le tasse pagate all’estero sul reddito conseguito all’estero.

4. Mi sono da poco trasferito all’estero, dove lavoro ed ho una casa in affitto, torno in Italia di rado, non ho ancora effettuato l’iscrizione all’AIRE. posso essere considerato ancora fiscalmente residente in Italia?

L’iscrizione all’AIRE (Anagrafe italiani residenti all’estero), si presenta quale presupposto indispensabile per “perdere” la residenza fiscale in Italia. Quindi, indipendentemente dal fatto che il trasferimento della residenza sia sostanziale e non fittizio, la mancata iscrizione all’AIRE comporta una presunzione assoluta di residenza fiscale in Italia. Fino a quando non si procede con l’iscrizione nella anagrafe degli italiani residenti all’estero, tutti i redditi conseguiti saranno tassati in Italia, con l’obbligo in capo al contribuente di dichiarazione dei redditi e versamento delle imposte in Italia.

5. Andrò a studiare 12 mesi all’estero in uno Stato dell’Unione Europea in qualità di studente erasmus. Sarò sottoposto agli adempimenti fiscali dello Stato estero.

Le borse di studio erasmus non sono generalmente sottoposte a tassazione nello Stato in cui lo studente svolge le attività finanziate dalla borsa di Studio. Va considerato che nel Modello convenzionale contro le doppie imposizioni OCSE, frequentemente utilizzato dall’Italia, all’articolo 21 è previsto che le somme percepite da uno studente o apprendista per lo svolgimento del periodo formativo in un Paese estero, non sono imponibili in tale Paese estero, a condizione che le somme provengano da fonti situate al di fuori dello Stato estero. Tale circostanza sicuramente ricorre nel caso delle Borse di Studio Erasmus. Nel caso in cui, lo studente, nel Paese estero sia impiegato in attività lavorative e consegua dei redditi questi dovranno essere dichiarati nel Paese estero secondo la normativa locale stante, come nel quesito posto, la possibilità che lo studente passerà all’estero più di 183 nell’arco del periodo di imposta. Allo stesso modo tali redditi andranno dichiarati e tassati in Italia, con la possibilità di beneficiare del credito per le imposte assolte all’estero.

6. Sto pianificando di effettuare uno Stage all’estero per un periodo di 9 mesi. Dove devo dichiarare i miei redditi? Dove devo pagare le tasse?

La risposta a tale domanda dipende dallo Stato in cui si effettuerà lo Stage. In linea generale i redditi derivanti dallo stage dovranno essere dichiarati e tassati all’estero se si permane per un periodo superiore a 183 giorni nell’arco di un periodo di imposta. Ed inoltre dovranno essere dichiarati e tassati anche in Italia, salvo la possibilità di beneficiare del credito di imposta, per le tasse pagate all’estero sul reddito percepito durante lo stage.

7. Sono socio non lavoratore di una società di persone italiana. Sto pensando di trasferirmi all’estero per motivi familiari, tuttavia non voglio cedere la mia partecipazione nella società. Dove saranno tassati gli utili di mia spettanza conseguiti dalla società Italiana?

Nel caso in cui a seguito del trasferimento all’estero si perda la residenza fiscale italiana e si acquisisca la residenza estera, i redditi derivanti dalla società di persone saranno tassati in in Italia secondo le medesime regole previste per i soci residenti. In particolare l’articolo 23 comma 1 lettera g) del TUIR prevede che si applica l’imposta ai redditi derivanti dalle società tassate per trasparenza in capo ai soci non residenti. Ciò significa che tali redditi potranno essere tassati anche nello stato estero in cui si trasferisce la residenza. Occorrerà a tal proposito verificare se esiste una convenzione contro le doppie imposizioni stipulato dall’Italia con tale Stato e come la fattispecie è disciplinata. Ad ogni modo, generalmente, nello Stato estero è riconosciuto un credito di imposta per le tasse pagate in Italia sugli utili della società di persone. Ciò che andrà verificato secondo la normativa estera, è se la tassazione avviene al momento del conseguimento degli utili, o nel momento in cui tali utili sono effettivamente corrisposti.

8. Sto pensando di trasferirmi in Italia, al contempo però sono socio di una società di persone (partnership) tassata per trasparenza con residenza estera. Come saranno tassati gli utili riconducibili alla mia partecipazione alla società di persone estera?

La tassazione della partnership avverrà conformemente a quanto stabilito dalla normativa estera, e dalle convenzioni contro le doppie imposizioni. Nel caso di specie, il soggetto acquisendo la residenza fiscale in italia, vedrebbe tassati i propri utili derivanti dalla società di persone estere, solo al momento della distribuzione di tali utili, potendo beneficiare del credito di imposta per le tasse pagate all’estero su tali utili.

9. Ho trasferito la mia residenza fiscale all’estero. Ho in Italia un appartamento sfitto. Devo presentare la dichiarazione e pagare le tasse anche in Italia?

In questo caso, pur avendo trasferito la residenza all’estero, ma avendo un immobile in Italia, dovrai pagare le tasse in Italia. Per quanto riguarda il caso specifico essendo l’appartamento sfitto, bisognerà pagare l’IMU. Per quanto riguarda la dichiarazione bisognerà verificare se la dichiarazione IMU è stata già presentata negli anni passati e non siano intervenute modificazioni riguardante il patrimonio immobiliare del contribuente. In questi casi infatti non sarà necessario procedere con una nuova presentazione della dichiarazione IMU, ma sarà semplicemente necessario procedere con il versamento dell’Imposta. Ad ogni modo qualora non si posseggano altri redditi di fonte italiana non sarà necessario presentare la dichiarazione dei redditi ai fini IRPEF. Per quanto riguarda la tassazione nel paese nel quale si ha la nuova residenza fiscale, oltre a verificare la trattazione fiscale secondo la normativa interna, bisognerà anche verificare l’esistenza di una convenzione contro le doppie imposizioni stipulata dal Paese estero con l’Italia, ai fini della corretta trattazione fiscale della fattispecie.

10 Ho trasferito la mia residenza fiscale all’estero. In Italia però ho un appartamento dal quale percepisco un canone di locazione. Come devono essere trattati questi redditi? Devo presentare la dichiarazione dei redditi anche in Italia?

Questo caso differisce da quello precedente. Infatti, differentemente dal caso in cui l’appartamento sia sfitto, qualora si percepisca un canone di locazione, questo sarà rilevante ai fini IRPEF. Da ciò deriva che i canoni percepiti devono essere dichiarati in Italia, attraverso la presentazione del modello persone fisiche. Per quanto riguarda la tassazione all’estero, cioè nel Paese ove si è spostata la propria residenza fiscale, bisognerà valutare la normativa locale e l’esistenza di una convenzione contro le doppie imposizioni stipulata dallo Stato estero con l’Italia, al fine di verificare se tali redditi devono essere semplicemente dichiarati nello Stato estero, o se oltre ad essere dichiarati saranno sottoposti a tassazione. Generalmente, le convenzioni contro le doppie imposizioni (in particolare l’articolo 6) prevedono che i redditi derivanti da beni immobili siano tassati esclusivamente nello Stato ove tali beni sono collocati, tuttavia occorre sempre approfondire la specifica convenzione riguardante l’Italia ed il Paese estero nel quale si ha la residenza fiscale.