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Come avviare un istituto di vendita giudiziaria: la guida

Avviare un istituto di vendita giudiziaria

Come avviare un istituto di vendita giudiziaria

Il questa guida, appartenente alla rubrica “Attività Economiche”  illustriamo quali sono i principali adempimenti amministrativi, legali e fiscali per poter avviare un istituto di vendita giudiziaria.

Attività svolta dall’istituto di vendita giudiziaria

L’asta giudiziaria è un’attività processuale con cui si dispone la vendita forzata di uno o più beni di proprietà di una persona fisica o giuridica gravata da debiti insoluti. Obiettivo dell’asta è ottenere una liquidità che sia in grado di soddisfare, in tutto o in parte, i creditori procedenti o intervenuti nel processo. Qualsiasi persona fisica o giuridica, ad eccezione del debitore, può partecipare all’asta mediante l’offerta di una somma di denaro per aggiudicarsi la proprietà del bene messo in vendita.

Necessità dell’autorizzazione per effettuare vendite giudiziarie

Gli istituti di vendite giudiziarie sono delle imprese che operano nell’ambito delle aste giudiziarie. L’operatività nelle aste giudiziarie è subordinata all’ottenimento di un’autorizzazione.Gli istituti di vendite giudiziarie (IVG) sono soggetti privati che, con concessione ministeriale, sono autorizzati in via generale all’esecuzione della vendita all’incanto di beni disposta dall’autorità giudiziaria, nonché alla custodia dei beni mobili e alla amministrazione giudiziaria di beni immobili.

Nell’esercizio delle loro funzioni assumono gli obblighi e le responsabilità degli incaricati di un pubblico servizio in quanto ausiliari del Giudice.

L’attività degli istituti di vendite giudiziarie viene svolta in ottemperanza del decreto ministeriale 11 febbraio 1997, n. 109 nonché delle direttive impartite dal giudice dell’esecuzione.
Gli IVG hanno sede presso i Tribunali o presso le Corti di Appello nei cui territori sono autorizzati a svolgere la loro attività. In ciascuna sede viene autorizzato un solo IVG, salvo in caso di comprovata necessità della istituzione di un secondo.
I soggetti autorizzati a costituire e gestire gli IVG sono persone fisiche o società regolarmente costituite. Eventuali modifiche della compagine societaria devono essere autorizzate dal ministero. La proposta di modifica viene inoltrata al Presidente della Corte di Appello al quale spetta l’istruttoria e la formulazione del parere. L’accoglimento dell’istanza viene comunicato al Presidente della Corte di Appello per gli adempimenti di competenza.


L’autorizzazione alla costituzione di un IVG viene data con Decreto del ministero della giustizia ed ha una validità di 5 anni, tacitamente rinnovabili per ugual periodo, salvo i casi di cessazione, rinuncia o revoca.

La richiesta di autorizzazione può essere inviata al Presidente della Corte di Appello o al ministero, Direzione generale della giustizia civile, Ufficio II. Nel caso di invio dell’istanza al ministero questo provvederà a inoltrarla al Presidente della Corte di Appello per l’istruttoria

L’istruttoria del procedimento viene curata, previa pubblicazione di un bando di nuova concessione, da parte del Presidente della Corte di Appello.

Gli interessati hanno 60 giorni di tempo dalla data di pubblicazione dell’avviso per  presentare la domanda.
Al termine della procedura la Corte di Appello trasmette gli atti al ministero con proposta motivata.
Il ministero, emesso il decreto, ne trasmette copia al presidente della Corte di Appello per la comunicazione al Presidente del Tribunale interessato e alle parti e procede alla pubblicazione del decreto.

Ulteriori aspetti che caratterizzano l’attività degli istituti di vendite giudiziarie riguardano

  • La necessità di stipula di un’assicurazione o la presentazione di una fideiussione, questo al fine di poter garantire danni o smarrimenti agli oggetti presi in custodia;

  • L’istituto detiene una serie di registri e bollettari, indicati dal decreto 11 febbraio 1997, n. 109 art. 12.

  • Per ogni incarico ricevuto l’IVG dovrà formare un fascicolo distinto. I registri, i fascicoli e i bollettari sono tenuti nella sede locale dell’istituto.

  • Vigilanza e controlli: Il Ministero della Giustizia esercita la vigilanza sul funzionamento degli istituti direttamente e per il tramite dei Presidenti delle Corti di Appello. Gli istituti devono consentire in ogni momento le ispezioni dei locali e i controlli sui registri, sulle operazioni svolte, sul personale e sulla gestione. La gestione annuale si chiude il 31 dicembre di ogni anno. Il Presidente della Corte di Appello trasmette al ministero la relazione sull’attività svolta dagli IVG del proprio distretto unitamente alle proprie osservazioni.

L’attività di istituti di vendite giudiziarie potrà affiancarsi al altre attività quale quella generale di vendita all’asta. Gli adempimenti per la costituzione di un’impresa che opera nell’ambito delle aste giudiziarie sono l’iscrizione presso il registro delle imprese, la richiesta di partita IVA, e per l’imprenditore, o per il socio (o i soci) esercente l’attività in caso di società, dovrà iscriversi presso la gestione commercianti INPS.

Adempimenti Amministrativi necessari

Dovrà essere presentata la segnalazione di inizio attività presso il SUAP ove l’impresa ha sede. Inoltre occorre essere in possesso del requisito di onorabilità. non sono in possesso del requisito di onorabilità coloro 

a) che sono stati dichiarati delinquenti abituali, professionali o per tendenza, salvo che abbiano ottenuto la riabilitazione;

b) hanno riportato una condanna, con sentenza passata in giudicato, per delitto non colposo, per il quale è prevista una pena detentiva non inferiore nel minimo a tre anni, sempre che sia stata applicata, in concreto, una pena superiore al minimo edittale;

c) che hanno riportato, con sentenza passata in giudicato, una condanna a pena detentiva per uno dei delitti di cui al libro II, Titolo VIII, capo II del codice penale, ovvero per ricettazione, riciclaggio, insolvenza fraudolenta, bancarotta fraudolenta, usura, rapina, delitti contro la persona commessi con violenza, estorsione;

d) coloro che hanno riportato, con sentenza passata in giudicato, una condanna per reati contro l’igiene e la sanità pubblica, compresi i delitti di cui al libro II, Titolo VI, capo II del codice penale;

e)che hanno riportato, con sentenza passata in giudicato, due o più condanne, nel quinquennio precedente all’inizio dell’esercizio dell’attività, per delitti di frode nella preparazione e nel commercio degli alimenti previsti da leggi speciali;

f) coloro che sono sottoposti a una delle misure previste dal Codice delle leggi antimafia (D.Lgs. n. 159/2011)1 ovvero a misure di sicurezza.

Il divieto di esercizio dell’attività nei casi previsti dalle lettere b), c), d), e) ed f), permane per la durata di cinque anni a decorrere dal giorno in cui la pena è stata scontata. Qualora la pena si sia estinta in altro modo, il termine di cinque anni decorre dal giorno del passaggio in giudicato della sentenza, salvo riabilitazione.

Il divieto di esercizio dell’attività non si applica qualora, con sentenza passata in giudicato sia stata concessa la sospensione condizionale della pena sempre che non intervengano circostanze idonee a incidere sulla revoca della sospensione.

Requisti per avviare un istituto di vendita giudiziaria in forma societaria

In caso di società, associazioni od organismi collettivi i requisiti morali devono essere posseduti dal legale rappresentante, da altra persona preposta all’attività commerciale e da tutti i soggetti individuati dall’articolo 2, comma 3, del decreto del Presidente della Repubblica 3 giugno 1998, n. 252. In caso di impresa individuale i requisiti devono essere posseduti dal titolare e dall’eventuale altra persona preposta all’attività commerciale.

Per quanto riguarda gli aspetti previdenziali, come detto occorrerà che l’imprenditore individuale, o i soci esercenti l’attività si iscrivano presso la gestione commercianti INPS. I contributi previdenziali possono essere suddivisi in due componenti2:

  • Contribuzione minimale: la quale si applica a prescindere dagli utili conseguiti nell’esercizio dell’attività di impresa, attualmente (2018) si applica l’aliquota del 24,09% sul minimale di 15.710€ + 7,44€ per contributo di maternità ( per un totale di 3.791,54€)

  • Contribuzione sulle eccedenze: nel caso in cui i redditi superino i 15.710€ saranno applicate le seguenti aliquote: il 24,09% fino ad un reddito di 46.630; ed un’aliquota del 25,09% fino 77.717€. Per i redditi che superano la soglia di 77.717€ non sono dovuti contributi.

Per quanto riguarda gli obblighi contabili, questi variano a seconda della dimensione e della forma giuridica prescelta. Si ricorda che l’articolo 18 del DPR 600/1973 in tema di contabilità semplificata stabilisce che possono optare per il regime semplificato i soggetti i cui ricavi conseguiti in un anno intero non abbiano superato l’ammontare di 400.000 euro per le imprese aventi per oggetto prestazioni di servizi, ovvero di 700.000 euro per le imprese aventi per oggetto altre attivita’,.

Per i contribuenti che esercitano contemporaneamente prestazioni di servizi ed altre attivita’ si fa riferimento all’ammontare dei ricavi relativi alla attivita’ prevalente. In mancanza della distinta annotazione dei ricavi si considerano prevalenti le attivita’ diverse dalle prestazioni di servizi.

1 Con l’adozione del nuovo Codice delle leggi antimafia (D.Lgs. n. 159/2011) i riferimenti normativi alla legge n. 1423/1956 e alla legge n. 575/1965, presenti nell’art. 71, comma 1, lett. f), del D.Lgs. n. 59/2010, sono stati sostituiti con i riferimenti allo stesso Codice delle leggi antimafia (art. 116).

2Le aliquote indicate si riferiscono al 2018, quindi possono essere oggetto di (lievi) variazione di anno in anno.

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